Ayala in “Troppe coincidenze” ripercorre le Stragi del ’92 e ’93
di Giovanna Zappulla inserito il 17 agosto, 2012 alle 18:46“Troppe coincidenze” è il volume con cui il giudice Giuseppe Ayala ripercorre, all’insegna del ricordo del sacrificio alla giustizia dei giudici antimafia Falcone e Borsellino, i suoi anni in parlamento dal 1992, ricostruendone un quadro opaco caratterizzato da troppe coincidenze nelle relazioni tra mafia, “poteri occulti” e politica.
L’interessante sforzo editoriale sarà presentato al pubblico domani alle 22,30 sul sagrato della chiesa di San Michele in via Mormina Penna a Scicli. Le stragi di Capaci e via d’Amelio del 1992, oltre a strappare al giudice Ayala due cari colleghi e amici, apparvero a molti, secondo quanto si evince dal testo, un punto di svolta nella storia della mafia e dell’Italia intera.
Tant’è che alcune reazioni si ebbero, sul fronte della giustizia con l’introduzione del 41 bis, ovvero, il regime carcerario speciale per i mafiosi; sul sistema politico che subì i colpi di Tangentopoli e fu investito da una forte spinta popolare che causò la fine della Prima Repubblica. L’Italia intera anelava ad un profondo rinnovamento politico e istituzionale.
Le stragi dell’anno seguente, il ’93, segnato dall’esplosione degli ordigni a Roma, Firenze e Milano, lanciarono nuovi inquietanti interrogativi, ovvero, di chi fosse la responsabilità delle stragi del ’92 e del ’93 e sul perché la mafia avesse rinunciato all’attacco allo Stato e su quale fosse stato il ruolo delle Istituzioni in questa lunga “pax mafiosa” che dura oramai da 20 anni.
Questi i quesiti a cui da spazio il giudice Ayala nell’excursus del suo testo che si estende fino ai giorni nostri e svela che Cosa Nostra non è morta, ma, lontano dai riflettori, ha ritrovato il suo naturale habitat nella mimesi di quell’area grigia fatta da omissioni, silenzi e omertà.







