Bitcoin sotto pressione in Asia, le Ico vietate anche in Corea del Sud

Le peggiori notizie per il Bitcoin, da qualche tempo a questa parte, arrivano quasi esclusivamente dall’Asia dove, dopo la Cina, anche la Corea del Sud sembra essere intenzionata ad attuare un giro di vite sulle criptovalute. L’ente di Seul a vigilanza del settore finanziario, infatti, ha annunciato il divieto per le Ico, ovverosia per le Initial coin offerings che sono delle operazioni finanziarie finalizzate a rastrellare capitali collegati all’acquisto di monete virtuali decentralizzate.

L’Autorità di Seul, nel mettere sostanzialmente al bando le Ico, allo stesso modo di quanto fatto dalla Cina qualche settimana fa, ha inoltre rincarato la dose prendendo una posizione decisa sulle critpovalute. Queste, infatti, secondo l’ente di vigilanza, che è la Financial services commission, andrebbero poste sotto una severa regolamentazione e comunque ora scatteranno forti multe a carico di chi in Corea del Sud si azzarderà a raccogliere fondi attraverso le Initial coin offerings. A questo punto, di conseguenza, conviene ancora investire in Bitcoin ?

Ebbene, proprio così come è avvenuto con la messa al bando delle Ico da parte della Cina, per il Bitcoin nel breve termine potrebbe registrarsi qualche scossone per le quotazioni attraverso un aumento della volatilità, ma la forza delle criptovalute ad oggi sta proprio nel fatto di essere libere e di non avere un ‘padrone’ che le controlla come può essere la Bce per l’euro, e la Federal Reserve negli Stati Uniti. In ogni caso, per quel che riguarda la messa al bando delle Ico, quelli di Cina e Corea del Sud potrebbero non essere dei casi isolati in quanto ci sono altri Paesi del mondo che potrebbero comportarsi allo stesso modo, o comunque pianificare e adottare delle restrizioni.

Tra questi ci sono gli Stati Uniti, l’Australia e Singapore che, pur magari non vietando le Ico, si stanno comunque adoperando per monitorare ed eventualmente bloccare le Initial coin offerings sospette, ovverosia quelle che a conti fatti sono truffaldine o comunque basate su tecniche e su sistemi tutt’altro che trasparenti come le vendite piramidali.

Intanto, in accordo con quanto è stato riportato dall’edizione online di ‘Milano Finanza’, a prendere posizione sulle criptovalute è stata niente poco di meno che il direttore generale del Fondo monetario internazionale, ovverosia Christine Lagarde che non ritiene possibile che le monete virtuali decentralizzate possano essere dei concorrenti o addirittura sostituirsi alle monete tradizionali. E questo perché, sempre secondo la direttrice dell’FMI, le criptovalute sono troppo volatili e troppo rischiose, così come alcune di queste sono anche troppo opache agli occhi degli organi regolatori, e sono a rischio di attacco da parte degli hacker.

Nello stesso tempo però secondo Christine Lagarde l’evoluzione delle criptovalute deve essere monitorata e non può essere ignorata o sottovalutata in quanto potrebbero verificarsi casi di Paesi che, con valute instabili e con istituzioni deboli, anziché adottare la moneta di un’altra nazione, per esempio il dollaro americano come avviene di norma, potrebbero pensare di superare le difficoltà incentivando l’adozione e l’uso di monete virtuali per le transazioni economiche.

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